Professori e alunni su Facebook

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.multimoney.it/grafica/Facebook_icon.pngIl dirigente scolastico di un istituto ligure ha espressamente vietato ai suoi insegnanti di stringere amicizie con gli allievi su Facebook.

Il provvedimento, come quello analogo preso qualche mese fa nello Stato del Missouri, fa discutere. Il dibattito però, come è sintetizzato ad esempio in un articolo su repubblica.it di ieri, a me sembra veramente ozioso.


I social network sono un mezzo di comunicazione al pari di altri, ma probabilmente destano perplessità e preoccupazioni perché le vecchie generazioni non padroneggiano adeguatamente il sistema. Questo limite sta ingigantendo una questione che invece andrebbe ridimensionata.

Sono un'insegnante di liceo, classe 1972, e il 90% dei miei contatti su Facebook è costituito da studenti (del passato e del presente).

Quando mi sono iscritta ero incerta sull'uso che intendessi fare del social network, che era per me un'assoluta novità: quando però mi sono arrivate, a decine nella stessa giornata, le richieste di amicizia dei ragazzi ho capito quale fosse la cosa giusta da fare: la mia pagina Facebook è innanzitutto e soprattutto a disposizione dei miei allievi.

Non uso il social network per discutere di politica né di nessun argomento particolarmente intimo e personale, ma ho comunque aperto ai ragazzi una finestra su una parte del mio privato: musica, libri, fotografie... Quel tanto che basta perché gli studenti dall'altro lato mi sentano più "vera" e più vicina, pur sempre nella distinzione dei ruoli.


È semplicemente ovvio che il rapporto tra insegnante e alunno (come tra genitore e figlio) non è paritario. Ma l'amicizia in rete non annulla automaticamente, come invece alcuni temono, tutte le distanze: dipende da come è gestito.

Personalmente sono su Facebook da due anni e mezzo e da questa esperienza posso solo trarre un bilancio positivo. Ho ritrovato studenti che, inevitabilmente, avevo perso di vista; sono in costante contatto con quelli attuali e questo è innanzitutto molto utile per l'organizzazione del lavoro in classe. Al tempo stesso i ragazzi hanno capito di avere di fronte una persona su cui, se vogliono, quando vogliono, possono sempre contare: per una spiegazione tecnica come per una confidenza personale.

Tutto questo non ha tolto nulla alla mia autorevolezza, forse addirittura ha giovato. Godo ora del rispetto e della stima dei miei alunni non solo per il lavoro che svolgo in aula, ma anche, e forse ancora di più, perché condividiamo musica, fotografie delle vacanze e altre piccole, semplici cose quotidiane.

 

Chiaramente, per fare un unico esempio tra i tanti, questo blog è del tutto assente dalla mia pagina Facebook. Se lo linkassi, farei centinaia di accessi e il mio blogrank schizzerebbe alle stelle , ma non voglio assolutamente confondere i piani. Su questo blog voglio essere libera di esprimere le mie idee politiche e religiose, di raccontare magari qualcuna delle mie vicende personali, anche delle più dolorose... Queste cose i miei studenti non devono leggerle, in ogni caso non nella forma in cui le presento qui.

 

Ecco dunque la mia semplicissima risposta a quello che sembra essere diventato un grave dilemma del nostro tempo.

Non ho mai cercato i miei alunni su Facebook, ma non ho mai rifiutato l'amicizia quando sono stati loro a chiederla: se l'avessi fatto, allora sì che avrei alzato un muro insormontabile.

Quante relazioni intercorso, quante tesine di quinto anno i ragazzi hanno potuto sottopormi, anche a Natale e di domenica; e quante piccole/grandi confidenze ho raccolto in chat, che non c'era stato tempo o coraggio di condividere a scuola!

Certo, quando un mio studente mi ha invitata nel gruppo chiuso della loro classe, allora sì che ho rifiutato. Sono entrata solo per scrivere un messaggio in cui lo ringraziavo e spiegavo che, in quello spazio, loro dovevano sentirsi liberi di parlare (e sparlare) senza timore di essere intercettati da me. Quindi ne sono uscita definitivamente.

Gli altri contatti, però, restano tutti aperti e forse...


Forse a noi, che non siamo nati nell'era digitale, tocca addirittura un ulteriore, delicatissimo, compito:  usare la comunicazione con i giovani attraverso i social network per far loro capire che il contatto diretto è più bello e più intenso, e che va riscoperto.

Troppo spesso i ragazzi si chiudono nel web e, illudendosi di allargare i loro orizzonti, perdono invece il contatto vero con la realtà e con le persone.

Ebbene, il nostro ruolo potrebbe essere anche questo: non lasciar naufragare i giovani nel mare della rete, senza possibilità di ritorno.

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