Ritrovare il sorriso e la speranza: "Stelle sulla terra" di Aamir Khan

Pubblicato il da vocelibera2011

http://4.bp.blogspot.com/_aNFQh9c9oF8/TFFJHVlmAcI/AAAAAAAAARA/v-nNuZV9w34/s1600/STELLE+SULLA+TERRA.jpgStelle sulla terra (तारे ज़मीन पर, Taare Zameen Par) è un toccante film bollywoodiano del 2007. Il regista Aamir Khan (Bandra, 1965) ne è anche attore co-protagonista in un’intensa interpretazione su un tema doloroso e difficile: la dislessia.

 

Ishaan è un bambino di otto anni che ha un talento straordinario per il disegno, ma riesce molto male negli studi. Il padre e i maestri sono convinti che i cattivi risultati scolastici dipendano da svogliatezza e spirito ribelle e non perdono occasione per rimproverarlo e castigarlo. Infine Ishaan viene trasferito in un collegio, dove la famiglia spera che venga educato alla corretta disciplina e dove invece ha la fortuna di incontrare un insegnante diverso dagli altri, che finalmente si rende conto che il bambino soffre di dislessia. Tra maestro e allievo si crea un rapporto speciale, di fiducia e di affetto, e così comincia la lenta rinascita del piccolo Ishaan.

 

Il film è tipicamente bollywoodiano, con il suo tripudio di musiche e di colori sgargianti; al tempo stesso è un film che tratta di un argomento difficile e doloroso, ma con grande delicatezza e a tratti col tono lieve della fiaba.http://www.kalpana.it/blogpics/films/taare_zameen_par01.JPG

La dislessia è un disturbo dell’apprendimento che comporta difficoltà più o meno gravi nella lettura e nella scrittura che spesso si associano anche ad altri impacci. Il primo problema, però, è il riconoscimento della disabilità, poiché spesso, come ben mostra il film, famiglie e scuole distratte, superficiali o magari inconsciamente spaventate dalla prospettiva di una “malattia”, finiscono col confondere la dislessia con svogliatezza o stupidità. In questo modo un bambino come il piccolo Ishaan, continuamente ripreso, corretto, punito per i suoi errori, finisce col soffrire di un disagio psicologico sempre più profondo che può esprimersi in ansia, aggressività, inibizione.

Se il disturbo viene diagnosticato per tempo, esistono invece percorsi terapeutici, naturalmente personalizzati e sempre accompagnati dall’impegno di familiari e insegnanti, che possono permettere un recupero almeno parziale.

 

La storia di Ishaan mostra che i dislessici possono imparare, anche se in maniera diversa e attraverso percorsi diversi; ma soprattutto insegna a non trascurare nessun segnale di disagio. A volte, come ha raccontato anche Pennac a proposito di se stesso in Diario di scuola, dietro un  “asino” c’è un bambino con delle difficoltà. Ed è giusto che ad ognuno sia offerta un’opportunità di apprendere, di esprimersi e di realizzarsi secondo i propri modi e i propri tempi.

Naturalmente non è facile per una famiglia, lo si vede anche bene nel film, accettare la disabilità di un figlio quando questa viene diagnosticata: ci si sente impotenti, a volte anche colpevoli. È importante perciò che le famiglie non siano lasciate sole e anche che il percorso di recupero coinvolga genitori e fratelli e parenti per costruire insieme i traguardi possibili.

 

Il film si chiude su note di speranza e di ottimismo, con una allegra e affollata gara di disegno e il bellissimo sorriso di Ishaan di una delle ultime scene.

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