Rivoluzione

Pubblicato il da vocelibera2011

In questa nostra epoca dell'informazione globalizzata è più che mai difficile ottenere notizie chiare e attendibili. Non è un paradosso, se non apparentemente. Il fatto è che i numerosi mezzi di comunicazione offrono certamente maggiori opportunità di conoscenza, perché è possibile ascoltare una molteplicità di voci, ma si prestano anche molto facilmente, per la loro stessa natura, alle manipolazioni.

 

Nella mia breve carriera di blogger ho sempre cercato di scrivere partendo dai fatti, si trattasse di un libro, di un film o di un fatto di cronaca, per poi esprimere le mie personali considerazioni.

Mi trovo però ora in particolare difficoltà di fronte agli eventi che da circa una settimana coinvolgono la Sicilia, perché i dati in mio possesso restano piuttosto frammentari e confusi.

 

Sembra evidente che nell'isola stia accadendo più di quanto i mezzi di informazione ufficiali stanno divulgando. Tuttavia non è facile orientarsi tra i filmati e le varie altre testimonianze che arrivano a noi attraverso i canali alternativi.

La vita della gran parte degli Italiani scorre ancora del tutto normalmente, come se nulla stesse accadendo. Ma questa calma comincia a farmi paura, come il silenzio prima della tempesta.

 

Non siamo stati in pochi a festeggiare quando Berlusconi ha lasciato la Presidenza del Consiglio; tuttavia credo che in molti di noi sia subentrato ora un sentimento di delusione, di sfiducia, di rabbia.

Il nuovo governo tecnico è un governo di destra, ultra-liberista, che sembra volerci condurre in una sorta di Far West della concorrenza, in cui evidentemente prevarranno i più forti e i più spregiudicati.

Di fronte a questo non ci sono appelli di Napolitano che tengano. Non so quanti possano credere che sia questa la strada per garantire un futuro più roseo ai nostri figli.

 

Non possiamo prevedere oggi cosa accadrà nel prossimo futuro. Di certo la storia insegna che il popolo affamato si ribella e che queste rivolte possono diventare lunghe e sanguinose. E purtroppo la storia insegna anche che a volte le giuste cause di lotta vengono inquinate da cattive guide e cattivi consiglieri.

Nel mio amore per la democrazia e nella fiducia che, nonostante tutto, cerco di conservare nelle istituzioni democratiche, mi sforzo di credere che il nostro Paese saprà affrontare l'emergenza e col tempo risolverla senza che ci sia bisogno di rivoluzioni violente. Ma un cambiamento di rotta è necessario (e inevitabile).


Ho un figlio piccolo e ho paura per lui: ho paura che possa non avere cibo e acqua sulla tavola, che possa assistere a spettacoli violenti che segnano per il resto della vita. Ho meno paura per me, ma sono davvero inquieta.

Oggi facevo lezione, in classe, come avvolta nell'ovatta. Mi sentivo scollata da me stessa: ha senso, ha utilità parlare di letteratura in questi frangenti? Forse questo non è più il tempo della normalità.

Allo stesso modo, avevo programmato da giorni la pubblicazione di alcuni miei pezzi, che quindi sono regolarmente comparsi on-line, ma mi sembra sempre più di essere immersa in un'atmosfera surreale. Sibilla Aleramo? Italo Calvino? È ancora il caso di parlarne, libri alla mano, mentre accade quel che accade?

 

Voglio credere nella democrazia, ma se la situazione generale non dovesse migliorare comincio a pensare che davvero l'unica via resterà un rivolgimento estremo.

Se la storia non ci ha insegnato nulla, toccherà forse a noi insegnare alla storia?

Guardo le decine di libri come sempre accatastate sulla mia scrivania e penso che quello che ne ho imparato, in termini di cultura e civiltà, non possa più attendere per diventare fatto concreto. Spero che basteranno la parola, il confronto, il dialogo istituzionale, per evitare la devastazione che altre soluzioni porterebbero con sé.

Con tag attualità

Commenta il post

Gioia 01/20/2012 22:10

Purtroppo, come dici te, siamo davvero arrivati a un punto di quasi "non ritorno". Se un tempo i libri riuscivano a insegnarci qualcosa, oggi, per i disagi psico-fisici che si stanno vivendo, sono
più favole che altro... Mi da la sensazione che dovremmo orientarci maggiormente sulla storia dei paesi del terzo mondo, oppure basta guardare la storia dei nostri nonni per farci un po' l'esame di
coscienza, quando si avevano degli ideali veri, per i quali si era disposti a dar la vita..

vocelibera2011 01/21/2012 06:28



Siamo effettivamente a un punto di non ritorno e il futuro dipenderà dalla nuova strada che prenderemo oggi. Quanto ai libri, da anni sono una delle mie prime fonti di informazione e di
riflessione (e al contempo soddisfano anche una mia personale ricerca di "bellezza"). Tanto è vero, come dimostra anche il mio blog, che prediligo romanzi (e film) impegnati sui temi
dell'emancipazione femminile, dell'immigrazione, della politica o delle problematiche giovanili.


Voglio credere che nel nostro civile, avanzato, democratico Occidente, sia possibile affrontare e raddrizzare le storture sociali ed economiche senza l'uso della forza, richiamando i valori di
civiltà che abbiamo maturato attraverso i secoli e di cui appunto tanti libri sono i testimoni. Il punto è che sta diventando sempre più difficile avere fiducia nella via pacifica.