Storia morbosa e perversa: "L'amore stregone" di Alberto Bevilacqua

Pubblicato il da vocelibera2011

images1-copia-1.jpgCirca vent'anni fa scoprii lo scrittore Alberto Bevilacqua (Parma, 1934) attraverso due romanzi che mi emozionarono profondamente: I sensi incantati e il suo seguito Un cuore magico. Quando però passai alla lettura di L'eros, rimasi delusa e disgustata da un testo morboso oltre ogni accettabilità e decisi di non leggere altro di questo autore. Quando recentemente mi sono imbattuta nel romanzo del 2009 L'amore stregone, la trama sul risvolto mi ha convinta ad offrire a Bevilacqua un'altra opportunità. Ma ho sbagliato.

 

Sara è una bambina che vive con gli zii mentre il padre Tommaso, pianista, porta la sua musica in giro per il mondo e la madre, Marlene, lo accompagna. La grande casa in cui la piccola cresce è un covo di invidie e ipocrisie, ma anche di turbe psichiche e di depravazione ed è in questo ambiente che Sara cresce e scopre, a poco a poco, la propria sessualità. Quando infine il padre ritorna, sfinito, svuotato, abbandonato da Marlene, padre e figlia ritrovano faticosamente il loro rapporto interrotto dalle frequenti assenze di lui; ma l'ombra della madre e la maledizione del suo "amore stregone" incombono. Finché anche tra madre e figlia sarà inevitabile una resa dei conti.cover.jpg

 

Il romanzo, è doveroso dirlo, non è privo di buoni e anche ottimi spunti: le psicologie contorte e malate di Tommaso, di Marlene, dello zio Samuel, della stessa Sara dimostrano una notevole sensibilità dell'autore ed una pari abilità di scrittore (anche attraverso l'alternarsi delle voci narranti: quella di Sara adulta che rievoca il passato e quella del "narratore" che attinge ai diari di Sara).

Quando però - mi si perdoni lo spoiler, ma diversamente non potrei argomentare - si racconta senza ombra di riprovazione morale la scoperta del sesso da parte della piccola Sara attraverso il contatto fisico con un cane oppure si descrive la tensione erotica tra Tommaso e la figlia ormai preadolescente o adolescente (l'età non è mai precisata, ed è un'ulteriore fastidiosa ambiguità), la lettura diventa intollerabile.

 

Ho dunque ritrovato lo scrittore dell'Eros, sensibile descrittore dell'animo umano e narratore di indubbie capacità (nonostante qualche cedimento al romanzesco nell'accezione negativa del termine, come nel racconto della giovinezza di Marlene, e un ricorso eccessivo a formule arcaiche), privo però del tutto di senso morale: in questo modo la materia erotica diventa semplicemente e disgustosamente perversa.



«(parla lo zio Samuel, n.d.r.) Io credo, Sara, che esistano soltanto uomini deboli. Che la debolezza, nella vita, sia la condanna peggiore»

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