Storie di ordinaria solitudine: "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano

Pubblicato il da vocelibera2011

http://laveracomunione.files.wordpress.com/2010/10/solitudine2.jpgLa solitudine dei numeri primi è il romanzo d’esordio di Paolo Giordano, giovane scrittore torinese (classe 1982), vincitore del Premio Strega 2008.


Le vite di Alice e Mattia sono segnate dall’infanzia. Lei, figlia di un padre professionalmente realizzato e molto ambizioso, è obbligata a frequentare lezioni di sci; il genitore pretende da lei prestazioni sportive di alto livello e invece la bambina resta irrimediabilmente zoppa in un incidente in montagna. Questo compromette per sempre il rapporto di Alice con gli altri e con se stessa, fino ad una devastante anoressia del corpo e dell'anima. Lui è un bambino prodigio che ha una sorellina gemella con un grave handicap mentale; invitato ad una festicciola, vergognandosi della gemellina ritardata, la lascia sola in un parco promettendole di tornare presto a riprenderla. Della piccola non si sa più nulla e Mattia cresce devastato dai sensi di colpa che si traducono in un terribile tormento fisico che il giovane si impone. L’incontro tra Alice e Mattia avviene negli anni sempre difficili, tormentati e contraddittori, dell’adolescenza e tra i due nasce un legame profondo come il loro dolore e instabile come le loro personalità. A partire da quel momento i due continueranno ad incontrarsi e a separarsi, a rincorrersi e a lasciarsi. Un lieto fine, naturalmente, non è possibile.


Il libro ha un titolo intrigante, che ha sicuramente contribuito, a suo tempo, al successo commerciale: come è spiegato nelle pagine stesse del romanzo, la solitudine dei due protagonisti è paragonata a quella dei numeri primi gemelli, ovvero quei numeri primi che sono separati l’uno dall’altro da un solo numero pari, vicinissimi ma irrimediabilmente divisi.http://blog.librimondadori.it/blogs/files/2009/06/solitudine.jpg

Non mancano altre felici intuizioni. Il giovane scrittore riesce effettivamente a cogliere con acutezza e a riportare sulla pagina con efficacia alcuni tratti psicologici dei personaggi, anche secondari. È, ad esempio, il caso di Fabio, il giovane brillante equilibrato rassicurante medico che sposa Alice e che però si scopre incapace di esternare rabbia e dolore, contribuendo così al naufragio del suo matrimonio nel silenzio.

 

Le trecento pagine si leggono tutte d’un fiato, perché si viene attratti dalle vite incomplete e spezzate dei protagonisti, ma il romanzo non prende mai decisamente il volo.

La materia, dolorosa e scottante, viene trattata in maniera complessivamente superficiale, anche se con una partecipazione intensa. D’altro canto non tutti hanno la capacità, ma anche la maturità e l’esperienza di vita necessarie per scandagliare l’animo umano in maniera profonda (e impietosa).

Lo stile di scrittura corrisponde perfettamente ai contenuti: Giordano adopera una lingua corretta, ma spesso fin troppo semplice, tanto nel lessico quanto nella struttura dei periodi.



«Gli anni del liceo erano stati una ferita aperta, [...]. C’erano passati in apnea, lui rifiutando il mondo e lei sentendosi rifiutata dal mondo, e si erano accorti che non faceva poi una gran differenza»

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