Una scuola da cani: "La scuola raccontata al mio cane" di Paola Mastrocola

Pubblicato il da vocelibera2011

http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS60OEc8vnghMoKdSl9QjTWn0pB2YgSaXAyt8gDT1XIBOYbhFYYpQLa scuola raccontata al mio cane, della professoressa Paola Mastrocola (Torino, 1956), è un saggio pubblicato nel 2004.

È un libro a tratti ironico e pungente, ma si percepiscono tra le pagine soprattutto delusione e amarezza. Un’amarezza molto vicina alla mia, nonostante apparteniamo a due generazioni diverse.

 

La Mastrocola racconta di essere rimasta lontana dalla scuola a due riprese, negli anni ’90, per incarichi universitari; al suo rientro tutto era cambiato, e in peggio.

Aboliti gli esami di riparazione di settembre, introdotti i debiti, i crediti, i recuperi, i progetti...; ma soprattutto svalutata la cultura nelle sue forme più autentiche e alte.

 

In linea di massima concordo con i giudizi della collega scrittrice.

Nella scuola superiore la riforma attesa da trent’anni ha prodotto dei mostri. I debiti e i crediti formativi ci hanno imposto anzitutto una terminologia mutuata dall’àmbito economico, che applicata ad un luogo dove si fa cultura suscita già di per sé profonda tristezza; ma soprattutto hanno comportato una drastica riduzione della selezione meritocratica.

La professoressa Mastrocola fotografa alla perfezione una scuola nella quale si impara sempre meno, e in maniera sempre più dispersiva e superficiale.

Parallelamente – ma sono due facce della stessa medaglia, come lei stessa osserva – registra la crescente maleducazione diffusa tra gli studenti. Senza arrivare agli eccessi, parla di quei piccoli, banali (ma in realtà né piccoli né banali) comportamenti quotidiani, come il parlare sovrapponendo la propria voce a quella dei compagni o anche dell’insegnante. E gli esempi si potrebbero moltiplicare.

 

L’analisi della collega scrittrice giunge alle mie stesse conclusioni.

La generazione della Mastrocola (nata nel 1956), ovvero quella di coloro che oggi hanno tra i 50 e i 60 anni, è stata l’ultima a ricevere un’educazione rigida ed una formazione scolastica prevalentemente nozionistica ed elitaria. Si è combattuto contro tutto questo, ed è stato assolutamente giusto; ma ora si sta decisamente eccedendo nel senso opposto.

Si è infatti rinunciato in molti casi, da parte di docenti e genitori, ad impartire un’educazione fondata sul rispetto e sulla responsabilità; e la scuola fornisce ormai,  per lo più, centinaia di frammenti di informazioni, presunte utili, ma in realtà del tutto inutili proprio perché disorganiche e superficiali.images-copia-1.jpg

 

A chi giova?

La Mastrocola è giustamente preoccupata per i nostri ragazzi abbandonati per lo più a se stessi, da una famiglia ed una scuola che li vogliono perennemente felici e soddisfatti, dinamici e alla moda, anche se questo deve significare sacrificare l’educazione e la formazione.

La collega scrittrice osserva che questo si tradurrà in un grave danno individuale e sociale, visto che questi giovani saranno del tutto incapaci di affrontare qualsiasi tipo di responsabilità e non possiederanno la formazione necessaria per accedere alle professioni.

D’altro canto, se i nostri studenti sono mediamente ignoranti (e quelli del nostro povero sud trascinano tristemente verso il basso le percentuali), incapaci di leggere e comprendere testi anche semplici; se in un concorso relativamente recente non è stato possibile assegnare tutti i posti disponibili in magistratura a causa dei diffusi madornali errori di italiano contenuti negli elaborati dei candidati; queste sono già riprove inoppugnabili, che è superfluo commentare.

 

Le riflessioni conclusive della Mastrocola sono a mio giudizio ugualmente condivisibili.

La scuola di massa è una conquista preziosissima a cui non bisogna rinunciare; ma questo non deve significare un livellamento verso il basso: dovrebbe anzi costituire un’opportunità di emancipazione per tutti, ed in particolare per chi proviene da ambienti socio-culturali depressi.

Invece questa scuola di massa superficiale, frammentaria, alla moda, non fa altro che favorire proprio le élites socio-culturali che possono ricorrere a canali di formazione diversi e migliori.

Mentre infatti i figli di ministri e miliardari hanno accesso a un’educazione di altissimo livello, proprio la politica (di destra e di sinistra indifferentemente) negli ultimi 10-15 anni ha smantellato la scuola italiana, rendendola quanto mai velleitaria e inefficiente.


Postilla

Questa recensione risale agli inizi del 2008. Le più recenti riforme, reintroducendo di fatto gli esami di riparazione, danno l’impressione di voler restituire una certa serietà alla scuola e offrire qualche garanzia di selezione meritocratica. Ma è decisamente prematuro fare bilanci; e intanto altri aspetti delle riforme e soprattutto l’aziendalizzazione dell’istituzione scolastica fanno temere fortemente per la qualità e per l’autonomia della formazione.

 

 

«[...] cerchiamo di attrezzarli al meglio per vivere in questo mondo; ma così li (gli studenti, n.d.r.) condanniamo a non vivere mai più nell’altro mondo, quello non utile, non pratico, non veloce, non informato: il mondo della letteratura e dell’arte»

«Io non voglio vivere in un mondo in cui metà della gente scrive un po senza apostrofo, e l’altra metà scrive un pò con l’accento»

«L’intelligenza oggi nella scuola è altamente mortificata. È offesa, inaridita, repressa, soffocata, umiliata, resa infruttuosa, punita, intorpidita, ottusa. [...] Questo processo macabro riguarda sia l’intelligenza degli allievi, sia l’intelligenza dei docenti»

Commenta il post