La sofferenza silenziosa delle donne cinesi: "Il ventaglio segreto" di Wayne Wang

Pubblicato il da vocelibera2011

http://mr.comingsoon.it/imgdb/locandine/big/48478.jpgIl ventaglio segreto (Snow Flower and the Secret Fan) è un film di produzione sino-americana del 2011 per la regia di Wayne Wang (Hong Kong, 1949). La pellicola è basata sul romanzo omonimo di Lisa See.

 

Il film racconta due storie di donne, l'una ambientata nella Cina odierna, l'altra nella Cina del primo Ottocento.

Nina e Sophia sono due giovani donne che vivono nella Shanghai contemporanea e hanno alle spalle storie personali e professionali molto diverse; negli anni dell'adolescenza, però, si sono legate in un patto di sorellanza ispirato all'antico costume del laotong.

Quando Sophia ha un terribile incidente, Nina, che da qualche mese aveva perso i contatti con lei, comincia ad indagare sulla vita dell'amica fino a scoprire dove abita e il romanzo che sta scrivendo.

Il libro di Sophia racconta la storia di una sua antenata, Fiore di Neve, e della sua amica-sorella Giglio Bianco. Le due donne vivevano nella provincia dello Hunan in un tempo in cui alle bambine si imponeva il supplizio della fasciatura dei piedi, in modo che questi non crescessero più e diventassero l'oggetto del desiderio dei mariti. Questa era solo una delle violenze a cui erano sottoposte quelle donne, schiave dei padri e dei consorti, prive di qualunque diritto. Per salvare almeno in parte la propria identità e i propri affetti più autentici esse usavano legarsi nel laotong e comunicavano mediante una scrittura comprensibile solo a loro, il nushu: così facevano anche Giglio Bianco e Fiore di Neve, scrivendo tra le pieghe dei ventagli.

Le due storie presentano numerose analogie, ma a Nina e Sophia è offerta una possibilità di continuare a coltivare la loro amicizia negata invece a Giglio Bianco e Fiore di Neve.

 

Il film presenta indubbiamente degli schematismi e delle ingenuità, sia nella costruzione della trama che nel tratteggio dei caratteri .

È però anche una buona occasione per ricordare le sofferenze e le violenze che le donne cinesi hanno subito per secoli (la pratica della fasciatura dei piedi è stata sradicata, molto a fatica, solo nel secolo scorso). Un'occasione anche per ricordare le pene e i soprusi patiti dalle donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

 

La strada da percorrere fino alla piena emancipazione è ancora lunga, anche per le moderne donne occidentali.

Una scena del film suggerisce un parallelismo tra il supplizio inflitto alle bambine cinesi con la fasciatura dei piedi e quello delle scarpe a punta e con i tacchi a spillo delle donne contemporanee. Si tratta ovviamente di usi diversi e metterli a paragone è forse addirittura una forzatura offensiva. Tuttavia si può considerarla una provocazione: quante donne rinunciano a portare scarpe comode solo per compiacere altri (uomini, di norma), e non perché a loro piaccia realmente indossare tacchi vertiginosi? Rispondere sinceramente a questa domanda è necessario, perché è un quesito meno banale di quel che può sembrare: può aiutarci a scoprire fino a che punto siamo ancora condizionate da una visione maschilista delle cose (che purtroppo è a tutt'oggi molto diffusa).

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Tiziana 01/12/2012 08:18

Acuta e giusta osservazione, la fasciatura dei piedi e il portare scarpe scomodissime hanno parecchie analogie.

vocelibera2011 01/13/2012 15:36



Io da molto tempo ho eliminato le scarpe scomode... Non credo di aver perso in "immagine"; di certo ho guadagnato in benessere fisico e in amor proprio. Quella rara volta in cui indosso ancora
tacchi altissimi, lo faccio di mia volontà e per mia personale soddisfazione.