Viaggio nella memoria e nella verità: "Ogni cosa è illuminata" di Jonathan Safran Foer

Pubblicato il da vocelibera2011

http://farm2.static.flickr.com/1253/542173256_2d4b4ab596_o.jpg In qualche misura autobiografico, il romanzo Ogni cosa è illuminata (Everything is illuminated) è l’opera di esordio dello scrittore statunitense Jonathan Safran Foer (Washington, 1977). È stato pubblicato nel 2002 e nel 2005 ne è stato tratto un film dallo stesso titolo.


Nella narrazione si alternano le voci del giovane ucraino Alex e del suo coetaneo ebreo americano Jonathan. Il primo racconta, in un inglese stentato e comicissimo, il viaggio compiuto insieme a Jonathan alla ricerca del dimenticato villaggio ucraino di Trachimbrod, di cui era originario il nonno del ragazzo americano e la cui popolazione fu sterminata dai nazisti. Il secondo invece racconta, intrecciando passato prossimo e remoto, la storia intricata della propria famiglia e dello shtetl di Trachimbrod. Nella finzione letteraria ciascuno dei due giovani narratori sottopone all’altro i capitoli che va componendo del proprio racconto; ad Alex in particolare è affidato anche il compito di collegare tra loro i due filoni narrativi e gli eventi del passato con quelli del presente attraverso le lettere che scrive a Jonathan.
Proprio queste lettere rivelano che i racconti dei due ragazzi contengono anche numerose menzogne. Questo, tuttavia, nulla toglie alla verità profonda delle storie dei diversi personaggi.
Il viaggio alla ricerca di Trachimbrod diventa un percorso dentro l’anima: il nonno di Alex è costretto a fare i conti, fino alle estreme conseguenze, con un passato che la sua coscienza tormentata aveva cercato di rimuovere; lo stesso Alex, anche grazie alle esperienze del nonno, è spinto ad acquistare coscienza di sé e del proprio ruolo dentro la famiglia. Jonathan preferisce invece, evidentemente, rifugiarsi nel passato, e Alex osserva acutamente che, come i personaggi del suo racconto, i suoi antenati più o meno antichi, l’amico ha paura dei sentimenti.
 
Quando il regista Liev Shreiber ha realizzato il film, ha scelto, opportunamente, di omettere completamente il racconto di Jonathan, accentuando piuttosto in questo personaggio alcune nevrosi, appena accennate nel libro.
Il messaggio del romanzo è sostanzialmente rispettato e la pellicola è un’opera suggestiva, emozionante, divertente e drammatica insieme. La lettura del libro però, come spesso (si potrebbe dire: di norma) accade, offre più numerosi personaggi, eventi, spunti di riflessione, livelli di lettura.
Non è un libro semplice, non pochi passaggi possono risultare pesanti e perfino noiosi, ma merita certamente di essere letto e meditato. Perché la fantasia può raccontare le più grandi verità. Perché noi siamo la nostra memoria, e la memoria dei nostri padri.
 
 
«Tutti eseguiscono cattive azioni. Anch’io. Anche il Babbo. E anche tu le eseguisci. Una persona cattiva è un uomo che non compiange le sue cattive azioni. E adesso per il peso di questo il nonno sta morendo. Io ti supplico di perdonarci e di farci migliori di quello che siamo. Facci buoni.»
«Tu sei un pauroso, Jonathan, e mi hai dato una delusione. […] Tu sei un pauroso [...] - sono paurosi tutti i tuoi parenti! [...] tutti siete in vicinità dell’amore e tutti ripudiate l’amore» (dalle lettere di Alex a Jonathan) 

Commenta il post