Vite devastate: "L’altra verità" di Ken Loach

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.dillinger.it/wp-content/uploads/ken-loach.jpgKen Loach (Nuneaton, 1936) è noto come regista impegnato sui temi più scottanti che riguardano politica e società: i suoi film indagano in maniera spesso spietata i problemi del mondo contemporaneo, mostrandone gli aspetti più crudi e desolanti.

Non fa eccezione la sua pellicola del 2010 L’altra verità (Route Irish), dedicata al mestiere di contractor (di mercenario, come si dice comunemente) e ai retroscena della missione inglese in Iraq.

 

Siamo nel 2007. Sulla Route Irish, la strada che collega Baghdad al suo aereoporto internazionale ed è considerata tra tutte la più pericolosa dell’Iraq, ha trovato la morte un giovane contractor inglese di nome Frankie. L’amico d’infanzia Fergus, che lo ha introdotto a suo tempo nel mondo dei contractors e che ha svolto con lui diverse missioni, ma non quella che gli è stata fatale, non crede alla versione ufficiale che vuole Frankie vittima di un attacco terroristico. Fergus dà inizio allora ad un’indagine personale, con l’aiuto anche di Rachel, la donna dell’amico. La ricerca si rivelerà molto pericolosa e dolorosa, tra depistaggi, minacce e attentati, fino ad un tragico, ma forse inevitabile, epilogo.

 

Molti ignorano cosa siano esattamente i contractors e quando si cerca di reperire qualche informazione nel gran mare del web non è facile districarsi tra fonti più o meno attendibili. Per comprensibili ragioni l’argomento resta comunque, almeno in parte, un tabù.

Semplificando, si tratta di uomini che vengono ingaggiati per svolgere incarichi militari in luoghi pericolosi del pianeta per conto di governi o più spesso di potenti privati in difesa di interessi non sempre limpidi. Il contractor è dunque effettivamente un soldato a cui si richiedono un’ottima preparazione militare e molto sangue freddo, ma che non combatte (nemmeno formalmente) per un ideale di patria, di libertà o di pace… bensì esclusivamente per il compenso. In Italia questo lavoro è illegale; altrove no, e il film mostra in maniera molto efficace l’ipocrita retorica positiva che non di rado circonda il mestiere.http://www.artificial-eye.com/database/dvd/ART529DVD/images/01.jpg

 

Il film di Ken Loach rivela appunto l’altra faccia della medaglia, l’ “altra verità”: non solo sulla sorte del povero Frankie, bensì anche sul mestiere di contractor, spesso svolto da individui corrotti e insensibili, se non addirittura mentalmente instabili (ma quanto si attaglia, questo quadro, anche alle forze armate regolari, ufficiali?).

Tutto questo sullo sfondo dell’Iraq del 2007, martoriato dalla guerra e dalla fame, oggetto delle speculazioni e delle ambizioni di potentati economici e di governi occidentali di fronte ai cui interessi le vite di poveri civili inermi, anche bambini, non hanno alcun valore.

 

È questa l’ “altra verità” del neocolonialismo moderno che Loach vuole farci conoscere, perché non possiamo più chiudere gli occhi ma anzi guardiamo in faccia la realtà: la devastazione delle case, delle famiglie, delle vite nei Paesi del Terzo e del Quarto Mondo; e nello stesso momento la devastazione dell’animo e dell’esistenza di quei contractors che, nonostante tutto, conservano un certo senso di giustizia e rettitudine. Svolgendo questo mestiere sono costretti a mettere a tacere umanità e amore e a rinunciare così ad una normale vita di affetti familiari e amicali; ma d'altra parte nei meandri più oscuri dell’economia e della politica ugualmente non c'è spazio per loro, perché non sanno essere fino in fondo indifferenti e spietati.

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