25 aprile 2013
Scrivere oggi del 25 aprile 1945 è più che mai difficile. Mentre si consuma l'ultimo vergognoso inciucio nei palazzi del potere, io resto
quasi senza parole.
La democrazia italiana è certamente giovane, rispetto a quella di altri Paesi occidentali; è una democrazia ancora immatura e fragile. Il senso dello Stato e delle istituzioni è debole, spesso sostituito da un sentimento particolaristico, feudale, mafioso in senso proprio e in senso lato.
Siamo però anche il popolo che 68 anni fa festeggiava la libertà rivendicata dopo venti anni di odiosa dittatura. Siamo anche il popolo che
ha saputo partorire una delle costituzioni più belle del mondo.
Cerco disperatamente di credere ancora che la coscienza e la dignità degli Italiani si risveglino e maturino, ma è sempre più difficile. Per ora l'unica reazione è stata far confluire un terzo dei voti elettorali su un personaggio ambiguo come Grillo.
Sembra, da un lato, che non riusciamo a liberarci dalla fascinazione di capipopolo pittoreschi e pericolosi. L'unica alternativa ai quali sono alleanze improbabili di «papponi, cornuti e lacché».