Il mio posto nel mondo
Oggi ho assegnato, come compito in classe, un saggio breve sul tema della "felicità". I primi commenti dei ragazzi sono stati piuttosto negativi, ben sintetizzati dall'esclamazione
disperata di una studentessa: "È la traccia più difficile di tutte!".
Nelle ore seguenti hanno lavorato, ed effettivamente li ho visti faticare. Nonostante, peraltro, avessero il consueto dossier di documenti da cui prendere spunto, non riuscivano a mettere in ordine i pensieri su questo argomento.
Li ho indirizzati un po', ho offerto loro qualche spunto di riflessione tratto dalle esperienze personali come dagli argomenti di studio... infine hanno portato a termine il proprio lavoro, ma almeno uno di loro ha consegnato il foglio quasi bianco.
Indubbiamente l'argomento non era semplice, perché richiede di mettere in gioco progetti, sentimenti, ideali... ma a me piace provocare i giovani, mi piace spingerli a cimentarsi con i temi più diversi, come con le emozioni. È molto importante che imparino a prendere coscienza di sé e delle proprie idee, a spendere in maniera proficua e negli ambiti più disparati quello che loro stessi sono, quello che sanno e quello che hanno sperimentato. Avrei voluto, un tempo, ricevere anche io stimoli di questo tipo: le rarissime volte in cui questo è accaduto, ne ho ricavato un grande giovamento personale e culturale.
La traccia che ho proposto mi era piaciuta in virtù, in particolare, di uno dei documenti riportati nel dossier: un'intervista del Corriere della Sera in cui il filosofo Natoli diceva (era il 2002) che felicità «È uno stare al mondo sentendosi sempre situati».
Questa frase sintetizza alla perfezione la mia situazione personale.
Quando ero adolescente, ero molto infelice, sempre insoddisfatta, nonostante la mia vita scorresse del tutto "normale" e senza scossoni particolari.
Ma, appunto, non trovavo una mia collocazione. Il mio problema era proprio questo: non sapevo chi ero e tanto meno chi volessi essere e questo mi faceva sentire perennemente inadeguata in ogni contesto. Avevo sempre l'impressione di non avere la parola giusta da dire o l'abito giusto da indossare... e mi rifugiavo in sogni e fantasticherie a mia perfetta misura.
Non avevo buone guide, questo devo aggiungerlo: la mia famiglia e i miei insegnanti hanno sempre trascurato il mio malessere interiore, considerandolo un capriccio giovanile che il tempo avrebbe risolto.
In simili circostanze, invece, un giovane ha bisogno di essere sostenuto. La strada deve tracciarla certamente da sè, sapendo però di poter contare sull'appoggio e sulla comprensione di altri. Nessuno dovrebbe mai sentirsi solo. Per questo oggi cerco di non trascurare mai i segnali di disagio che avverto nei miei studenti, e alcuni li riconosco immediatamente, prima degli altri, perché sono stati anzitutto miei.
Non tornerei agli anni della mia adolescenza (forse sono l'unica a dirlo). Sono stati faticosi, dolorosi, infelici, anche se apparentemente senza motivo. Ne ho un ricordo grigio, tetro.
Invece fermerei il tempo adesso, alle soglie degli "anta".
Perché ora ho la mia collocazione.
Ho faticato a trovarla, e ho commesso anche molti errori nella mia ingenuità (protrattasi troppo a lungo): ma chi cammina da solo, come ho
fatto io, inevitabilmente procede a tentoni e può cadere.
Da qualche anno in qua, però, ho trovato la mia dimensione. So chi sono, ho consapevolezza dei miei pregi come dei miei difetti, dei miei limiti come delle mie possibilità. Ho un bambino che mi riempie la vita e il cuore, un lavoro che amo e che è una passione oltre che un ruolo sociale, la rete mi permette di scambiare idee e contatti e di condividere le piccole sciocchezze che scrivo...
Non mancano problemi e preoccupazioni, ma tutto mi pare possa essere affrontato.
Oggi posso dirmi felice: anche nei momenti duri, non perdo di vista la mia strada e continuo a seguirla, sempre imparando, sempre sperimentando. A volte torna anche il senso di inadeguatezza, ma ora so combatterlo e superarlo, proponendomi obiettivi possibili.
Negli anni a venire ho intenzione di fare molto di più per consolidare il mio "posto" nel mondo, sul piano personale e su quello pubblico. Attendo di avere gambe più salde e spalle più larghe.