Sogno di un pomeriggio di mezzo febbraio (e di sempre)
Abito in una cittadina piuttosto anonima e che può vantare un primato davvero invidiabile: non ha una libreria
(e dispone di una Biblioteca Comunale solo da pochi mesi). Ebbene sì:
se si escludono due cartolibrerie dove è possibile ordinare i libri scolastici e acquistare qualche vecchio volume polveroso o l'ultimo bestseller culinario di Benedetta Parodi, nella
mia città non esiste una libreria. Per trovarne una, bisogna raggiungere il capoluogo o un centro commerciale a 20 minuti di autostrada.
Non sto qui a raccontare quali vicende avventurose abbiano portato proprio me, innamorata dei libri, in una delle (credo, spero) poche città italiane prive di una libreria degna di questo nome. Tant'è.
La lontananza, però, accresce il desiderio... e acuisce la fantasia!
Nella stradina in cui abito c'è un vecchio edificio diroccato e transennato: non so a chi appartenga e perché da decenni sia rimasto abbandonato: non sono nata qui e non conosco fatti e misfatti della comunità.
Ogni volta che ci passo davanti è un tuffo al cuore: sia perché fa male vedere tanta desolazione in mezzo a palazzi e palazzine dignitosi che sorgono tutt'intorno; ma soprattutto perché non posso fare a meno, davvero tutte le volte, di immaginare...
...Mi piacerebbe poter acquistare o affittare quell'edificio, rimetterlo a nuovo e farne una libreria a due livelli. Non una semplice libreria, ma un luogo di incontro e di scambio culturale. Un luogo dove organizzare periodicamente letture pubbliche e incontri con gli autori; dove riunire due pomeriggi alla settimana i bambini del quartiere per leggere un libro insieme o guardare un film e poi chiacchierarne insieme, mentre si sgranocchiano biscotti.
Mio figlio, innamorato dei libri (e dei sogni) al pari di me, si è entusiasmato all'idea e a volte, passeggiando, ne parliamo a lungo.
Naturalmente questo sogno non si realizzerà mai. Non ho disponibilità economica, non ho spirito imprenditoriale e, ancora di più, credo che sarebbe un'attività destinata ad un rapido fallimento. Sono secoli che la mia città non sente il bisogno di una libreria (mentre sorgono caffetterie e pub ad ogni angolo di via): non vedo perché dovrebbero cambiare le cose proprio adesso.
E allora ritorno alla libreria virtuale che è questo blog e alla libreria immaginaria che gentilmente mi ospita; ritorno a condividere letture con i miei studenti e a leggere racconti a mio figlio e ai suoi amichetti prima che si addormentino tutti insieme dopo il pigiama party di Carnevale.
In fondo, in qualche misura, il mio sogno lo sto realizzando.