Un amore possibile: "Un bacio appassionato" di Ken Loach

Pubblicato il da vocelibera2011

http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTy4vDUEGeTTjPxoJIFpuf_Cv1ayXSdkoFrvw7KRxWt809T5Y0wUn bacio appassionato (Ae Fond Kiss) è un film del 2004 del regista inglese Ken Loach (Nuneaton, 1936). Il titolo si ispira ad un componimento del poeta Robert Burns e la pellicola, romantica e ottimistica, ha ricevuto alcuni importanti riconoscimenti.

 

Casim è un giovane di origini pakistane la cui famiglia vive a Glasgow; ha una sorella maggiore di nome Rukhsana e una sorella minore, che frequenta ancora le superiori, di nome Tahara. Mentre la prima figlia vive orgogliosamente le sue origini pakistane e musulmane, accettando anche, e anzi facendo suo, un matrimonio combinato; Casim e Tahara si ribellano alle imposizioni familiari: lui vuole amare una giovane insegnante di musica irlandese di nome Roisin, lei vuole andare a studiare giornalismo a Edimburgo.

 

Il film ruota soprattutto intorno alla tormentata storia d'amore tra Casim e Roisin, che pregiudizi e chiusure rischiano più volte di dividere. Da un lato c'è la famiglia di lui, con i suoi usi, le sue credenze e la sua diffidenza verso altri popoli e culture; dall'altro lato c'è una non meno bigotta comunità cattolica che vuole Roisin regolarmente sposata e con un correligionario, a costo anche di toglierle il lavoro.

Loach condanna tutti i pregiudizi e tutti gli integralismi, ma riserva un pizzico di comprensione per quegli immigrati che sono fuggiti da terre martoriate e, giunti in Occidente, sono stati emarginati, discriminati, offesi, malmenati, e hanno reagito chiudendosi all'interno di una comunità di connazionali e nell'ossequio delle proprie tradizioni.

 

Il tema della convivenza di culture diverse è sempre affascinante e drammatico; e molto delicato e difficile da trattare con verità.

La via dell'integrazione e della realizzazione di sé non è mai facile; spesso comporta strappi e lacerazioni dolorosissimi, eppure con questo film Loach ha voluto dirci che bisogna crederci, che è possibile.

Indubbiamente questa pellicola non ha la durezza di altre dello stesso regista (basta ricordare, ancora sul tema dell'immigrazione, In questo mondo libero del 2007) e a qualcuno è parso che il regista avesse rinunciato alle sue severe denunce e alle sue roventi battaglie.

Effettivamente la realtà è spesso molto più cruda e atroce rispetto alla storia di Casim, Roisin, Tahara; ma a volte le storie vere hanno anche una conclusione felice e meritano di essere raccontate, così come è doveroso, dal punto di vista morale e civile, ricordare le altre.

Esistono anche, e bisogna farle udire, le voci di speranza.

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