Una storia spietata: "In questo mondo libero..." di Ken Loach

Pubblicato il da vocelibera2011

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSToNkO9DcJGo9MdtzI2H-9_geW6RA-W44WHDlh5n0CXIQcnm5sNel 2007 il regista Ken Loach (Nuneaton, 1936) ha dedicato al tema dell'immigrazione un film duro, un autentico pugno nello stomaco dal titolo In questo mondo libero... (It's a free world...).

 

Angie è una ragazza madre inglese che perde il lavoro perché si è ribellata alle volgari avances di un cliente. Dovendo inventarsi una nuova attività, la giovane apre, insieme all'amica Rose, un'agenzia di lavoro interinale per immigrati. La concorrenza è forte e per non essere soverchiata la donna non esita a giocare sporco, fino a che Rose si tira indietro. Angie invece continua sulla strada intrapresa.

 

Il film è dominato dal principio alla fine dal personaggio di Angie. Bella, procace, volitiva, spregiudicata, non è priva di sentimenti e di umanità; tuttavia su tutto prevalgono il bisogno e l'ambizione.

Angie è il prodotto di questa età contemporanea nella quale rischiano di andare perdute tutte le conquiste di civiltà e di umanità dei decenni e dei secoli passati, come emerge chiaramente dai dialoghi tra la giovane donna e suo padre. Angie per prima si trova incastrata nel meccanismo del lavoro precario, ma la sorte l'ha collocata in una posizione più forte rispetto a quella dei disperati a cui lei trova occupazioni temporanee, umilianti e sottopagate. E lei non esita ad approfittarne in maniera spietata. Fino all'ultima scena del film la sua coscienza sembra risvegliarsi, ma ogni volta viene messa a tacere.

 

Dopo Un bacio appassionato, film romantico e ottimista sui temi dell'immigrazione e dell'integrazione, Loach torna al cinema di denuncia e di lotta civile e morale, lasciandoci un ritratto terribile dello sfruttamento e dell'umiliazione a cui sono sottoposti gli immigrati, ma mostrandoci anche la degenerazione del mercato del lavoro occidentale per gli occidentali stessi.

Il nostro non è un mondo libero, evidentemente. Non nel senso alto e nobile del termine. È piuttosto un mondo in cui siamo tutti in catene dentro un ingranaggio perverso che sta distruggendo umanità e dignità e in cui è sempre più difficile opporsi all'antica, crudele, legge del più forte.

 

Come in Un bacio appassionato Loach lascia trasparire la sua simpatia per gli immigrati. In questa direzione però eccede, distinguendo in maniera troppo schematica, manichea quasi, i buoni (gli immigrati) e i cattivi (gli occidentali, con rare, impotenti eccezioni).

Questo appunto è doveroso, poiché sembra che l'ideologia abbia prevalso rispetto all'onestà intellettuale e alla verità delle cose. Tuttavia è l'unica critica che si possa muovere ad un film che merita assolutamente di essere visto e meditato; anche perché accanto alla denuncia, nonostante tutto, il regista coltiva sempre anche la speranza del cambiamento (come ha dichiarato a suo tempo in un'intervista).

La speranza che non dobbiamo perdere, e per la quale tutti dobbiamo combattere.

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