L’insegnamento dell’ultimo uomo in Europa: "1984" di George Orwell

Pubblicato il da vocelibera2011

 http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSbN6RnZT0rdU-WivBwRm0ZUawQgOSJ3D4S-TMIyn40wDWwPf511984 è probabilmente il romanzo più famoso di Eric Arthur Blair, meglio conosciuto con lo pseudonimo di George Orwell (Motihari, 1903 – Londra, 1950). Il libro fu pubblicato nel 1949, ma era stato scritto nel 1948, di cui l’anno delle vicende narrate, che costituisce il titolo, è evidentemente e volutamente un anagramma: il terribile futuro descritto nell’opera, infatti, non deve essere considerato remoto, bensì anzi alle porte.


A séguito di rivolgimenti politici e conflitti atomici, nel 1984 il mondo è diviso in tre grandi superpotenze, l’Oceania, l’Eurasia e l’Estasia, perennemente in guerra tra loro anche se con continui capovolgimenti di alleanze.
I tre Stati hanno ordinamenti politici totalitaristici molto simili tra loro, ma le rispettive popolazioni ignorano quasi completamente la vita che si conduce negli altri Paesi.
L’Oceania, in particolare, è retta da un Big Brother (letteralmente “Fratello Maggiore”, ma la traduzione corrente “Grande Fratello” ha prevalso) che probabilmente non esiste, ma nel quale si incarnano i princìpi violenti e folli del Socing (“Socialismo inglese”) che regola e condiziona l’esistenza di ciascuno, cancellando personalità, razionalità, sentimenti ed emozioni individuali.
La società è divisa in tre gruppi: i membri del Partito Interno, che detengono il potere e godono di particolari privilegi; i membri del Partito Esterno, che svolgono una serie di incarichi e di funzioni sul piano della propaganda e della mistificazione della verità; i prolet, umilissimi servi tenuti in condizioni particolarmente disagiate.
Per garantire stabilità al sistema, il Partito Interno esercita un controllo assoluto sulla vita di ognuno attraverso la collocazione di teleschermi e microfoni nelle case e nelle strade e varie altre pratiche tra cui quella della delazione, a cui i bambini vengono educati fin dalla più tenera età. Uomini e donne vengono inoltre istruiti al “bipensiero” e alla “neolingua”: il primo è un sistema mentale che può ammettere qualunque affermazione anche in palese contraddizione con un’altra già accolta, cosicché tutto può essere definito “vero” se così vuole il Grande Fratello; la seconda è una lingua estremamente essenziale che col tempo dovrà rendere impossibile la formulazione di pensieri complessi e, in quanto tali, pericolosi per l’ordine costituito.
Il fine ultimo è l’acquisizione e il mantenimento del potere da parte del Partito Interno: così spiega chiaramente uno dei suoi rappresentanti, O’Brien, in un discorso assolutamente coerente e lucido nella sua follia.
In questo contesto si colloca la ribellione del trentanovenne protagonista Winston Smith, l’ “ultimo uomo in Europa” (come l’autore avrebbe preferito intitolare il romanzo), e della sua giovane compagna Julia. Dopo pochi mesi essi vengono però arrestati e sottoposti alle più atroci torture fisiche e psicologiche: la prudenza che hanno adoperato non è bastata a salvarli; si sono anzi fidati di persone, apparentemente insospettabili, che in realtà li controllavano in attesa del momento opportuno per l’arresto. 


Con 1984 Orwell ritorna sullo stesso tema della Fattoria degli animali, animato da un pessimismo ancora più acuto. L’autore si scaglia contro le violenze e i soprusi di quei rivoluzionari che, giunti al potere sotto la bandiera dell’uguaglianza e della fratellanza, diventano despoti crudeli, bramosi di potere e di privilegi e disposti a tutto per acquistarli e conservarli. La critica è rivolta in particolare al sistema sovietico, tanto che in entrambi i romanzi è possibile stabilire delle corrispondenze tra fatti e personaggi della finzione e avvenimenti e protagonisti della storia dell’URSS.
Mentre però nell’altro libro la forma della favola rende più leggera la lettura, senza nulla togliere al vigore dei significati, le atmosfere cupe di 1984 comunicano un fortissimo senso di oppressione. Il quadro oscuro e soffocante è completato inoltre da alcuni particolari decisamente grotteschi. L’impressione che se ne ricava è quella di una narrazione ispirata da un astio profondo, che rischia di togliere credibilità ed efficacia al messaggio.


Tuttavia il messaggio deve essere ribadito, anche e soprattutto nei nostri tempi difficili. Come nel caso della Fattoria degli animali, mi piace leggere in 1984, al di là della condanna dello stalinismo, il rifiuto di tutti i totalitarismi, di tutte le dittature che mortificano la dignità dell’uomo e che tentano di distruggere la vera umanità, quella per cui ogni uomo è unico nelle sue ragioni e nelle sue emozioni e assolutamente irriducibile a modelli spersonalizzanti e massificanti.



«Se vuoi un’immagine del futuro, pensa a uno stivale che calpesti un volto umano in eterno»

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