"Jimmy's Hall" di Ken Loach
Da diversi anni seguo con interesse la produzione del regista britannico Ken Loach (Nuneaton, 1936): non sempre condivido la sua impostazione, e in particolare la distinzione spesso troppo netta, e dunque non realistica, tra personaggi positivi e personaggi negativi; tuttavia i suoi film lasciano sempre in me un segno profondo, perché capaci di emozionare e al tempo stesso di proporre temi attuali e scottanti su cui riflettere. L'ultimo suo lavoro, Jimmy's Hall (2014), non fa eccezione: tratto da una sceneggiatura teatrale di Donal O'Kelly e ispirato ad una vicenda realmente accaduta, ha ricevuto, meritatamente, 10 minuti di standing ovation a Cannes.
Siamo neell'Irlanda appena uscita dalla guerra che l'ha resa indipendente dalla Gran Bretagna. Il giovane comunista James (detto Jimmy) Gralton apre una sala in cui si insegnano boxe, musica e pittura, si legge e si balla, si dibatte e ci si confronta. Jimmy fugge negli Stati Uniti; quando torna, dieci anni dopo, riapre la sala e la storia, drammaticamente, si ripete.
Il film ripercorre la vita di un personaggio realmente esistito (peraltro l'unico irlandese deportato dal proprio Paese). Attraverso la figura battagliera e affascinante di Gralton, Loach propone un'ennesima riflessione sulla violenza e sulle mistificazioni del potere e ancora una volta alza il suo grido che reclama giustizia e libertà. Valori per i quali anche il nostro mondo contemporaneo deve ancora lottare.
Tra i personaggi spicca, oltre naturalmente a Jimmy, anche padre Sheridan, l'anziano prete suo irriducibile avversario, a cui pure il protagonista concede l'onore delle armi ricevendone lo stesso riconoscimento. Padre Sheridan segue fino in fondo la strada che ha scelto e che gli impone, ma non è privo di dubbi e forse perfino di rimorsi.
Jimmy's Hall porta il sottotitolo Una storia d'amore e libertà, poiché alle battaglie pubbliche di Jimmy si intreccia la vicenda personale di un amore grande e impossibile. La colonna sonora che accompagna e unisce le due storie è quella della musica jazz che Jimmy ha portato dall'America e diffonde attraverso il grammofono entusiasmando la sala. La musica e il ballo diventano così metafora perfetta della vita libera e gioiosa a cui aspirano Jimmy e i suoi compagni.
è stato definito dal quotidiano inglese "The Independent" il più solare e ottimistico di Ken Loach. In effetti, il regista ha lasciato spesso un quadro amaro, perfino tragico, della realtà (In questo mondo libero..., L'altra verità) - anche se altri suoi lavori hanno toni diversi (Un bacio appassionato). Definire l un film ottimistico appare eccessivo, tuttavia Loach è riuscito a lasciare - come lui stesso ha dichiarato in un'intervista - un'immagine della sinistra che è «l’opposto dell’idea di sinistra sobria, cupa e troppo seria»; inoltre, la conclusione ingiusta e dolorosa della vicenda, così come è rappresentata nelle ultime scene della pellicola, lascia pureaperto uno spiraglio di speranza. Speranza incarnata da quei giovani che hanno fatto proprio il messaggio di Jimmy e certamente non lo tradiranno.
Ken Loach, Jimmy's Hall, Irlanda, Chiesa cattolica, James Gralton
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